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MIELOPATIA CERVICALE SPONDILOGENETICA


La mielopatia cervicale spondilogenetica è una patologia che insorge con maggior frequenza tra i 45 e i 60 anni, a volte, ma non sempre, a seguito di una caduta accidentale.

Le modificazioni osteo-artrosiche ed i procressi degenerativi a carico dei dischi intervertebrali, che si verificano fisiologicamente a livello del rachide cervicale e che aumentano progressivamente con l’età, sono in alcuni soggetti così accentuati da causare sofferenza anche grave del midollo e delle radici.

La mielopatia cervicale spondilogenetica è un quadro anatomo-clinico caratteristico, dovuta a sofferenza cronica del midollo cervicale e delle radici corrispondenti in un canale vertebrale reso troppo stretto per fenomeni artrosici.

I dischi intervertebrali perdono gran parte della loro elasticità e della loro funzione meccanica; in seguito a sollecitazioni croniche dei movimenti del collo si formano protrusioni discali posteriori a diversi livelli, che a volte vanno incontro a calcificazione.

L’effetto combinato delle protrusioni discoartrosiche e degli osteofiti anteriormente e dei legamenti gialli divenuti ipertrofici posteriormente, causa restringimento spesso marcato del canale vertebrale. Ne deriva una sofferenza cronica del midollo, dovuta ai microtraumi che esso subisce in un canale troppo stretto durante i movimenti del collo, soprattutto in iperestensione.

 

Clinica

Vista la patogenesi è facile sospettare la sintomatologia clinica, che spesso consiste inizialmente in una difficoltà nella deambulazione, con claudicatio intermittens non dolorosa (dd. con arteriopatie degli arti inferiori) e debolezza durante la marcia. A volte posso essere presenti disturbi agli arti superiori (perdita di agilità delle mani, pesantezza nelle braccia, algie radicolari cervico-brachiali).

In fase avanzata ci può essere tetraparesi, più marcata agli arti inferiori, con segni piramidali.

L’evoluzione della malattia a volte e lenta, a volte più rapida, comunque sempre evolutiva.

 

Diagnosi

Per la diagnosi risulta di particolare importanza una RM del rachide, che mostra una riduzione o scomparsa degli spazi subaracnoidei perimidollari da stenosi del canale spinale e compressione dell’immagine midollare.

 

Trattamento

Mielopatia e mieloradicolopatia spondilogenetica: La presenza di una sintomatologia dolorosa persistente e la comparsa di deficit neurologici quali deficit di forza agli arti superiori o inferiori costituiscono le indicazioni all’intervento chirurgico in caso di mielopatia spondilogenetica.

L’intervento generalmente si realizza mediante un acceso anteriore al rachide cervicale e rimozione delle protrusioni discoatrosiche. Spesso le protrusioni discoartrosiche interessano piú di uno spazio cervicale e quindi richiedono la rimozione del disco intervertebrale e degli osteofiti a piú livelli con conseguente utilizzo di piú cage. Nelle forme piú gravi di compressione discoartrosica puó rendersi necessaria la corpectomia, ovvero la rimozione di uno o piú corpi vertebrali che vengono sostituiti con un tassello osseo autologo prelevato dalla cresta iliaca o con una mesh (o rete) in titanio riempita di frammenti di tessuto osseo dello stesso paziente. In caso di corpectomia il costrutto finale è bloccato con una placca in titanio ai corpi vertebrali contigui. La Figura 2 illustra un caso esemplificativo di mielopatia spondilogenetica trattata con corpectomia, posizionamento di tassello osseo prevelato dalla cresta iliaca e placca in titanio.

La decompressione posteriore, ovvero la laminoplastica, è indicata in caso di compressione midollare prevalentemente posteriore o in caso di compressione anteriore interessante più di tre livelli specie in pazienti anziani. La decompressione posteriore tuttavia non elimina la compressione anteriore, è controindicata nei pazienti con deformità del collo (curvatura cifotica) e può causare una instabilità cervicale postoperatoria.

Risultati

La rimozione della compressione discoartrosica in caso di spondilosi cervicale arresta la progressione della mielopatia cervicale e generalmente permette un miglioramento della sintomatologia preoperatoria. In caso di mielopatia cervicale da compressione dioscoatrosica i risultati migliori sono ottenuti nei pazienti con minor durata dei sintomi preoperatori ed una ottimale decompressione delle strutture nervose al momento dell’intervento chirurgico.

 

Figura 1. Esami radiologici di un paziente con una mielopatia spondilogenetica trattata per via anteriore.

A, TC cervicale spirale, ricostruzione sagittale. Presenza di diffuse alterazioni spondilotiche con presenza di un osteofita anteriore (freccia) e di osteofiti posteriori (asterischi) che sporgono nel canale vertebrale.

B,C, immagini assiali, gli osteofiti (asterisco) protrudono nel canale vertebrale che appare ridotto di diametro.

D, RMN cervicale che documenta importante compressione del midollo spinale a livello C5-C6 e C6-C7.

E, RX cervicale postoperatorio. La compressione anteriore é stata rimossa mediante approccio anteriore e rimozione del sesto corpo vertebrale (corpectomia). Un tassello osseo prelevato dalla cresta iliaca é stato posizionato al posto del

Last Updated (Monday, 14 February 2011 23:03)